19 Luglio 1985. Valanga in Val di Stava, una tragedia dimenticata – Di Stefano Lesti

Alle ore 12 e 22 minuti e 55 secondi del 19 luglio del 1985 l’arginatura del bacino superiore della miniera di Prestavel collassa e il bacino crolla su quello inferiore che a sua volta sprofonda.

La massa fangosa composta da sabbia, limi ed acqua scende a valle ad una velocità di quasi novanta chilometri orari e spazza via persone, alberi, abitazioni e tutto quanto incontra fino a confluire nel torrente Avisio.

Anche la città di Ostia pagò un tributo in termini di vite perdendo tre persone: una madre e i suoi due figlioli.

Lungo il suo percorso la colata di fango provoca la morte di duecento sessantotto persone, tra cui il mio ex compagno di classe delle elementari “Acque Rosse” Alessandro Gioscia, sua madre Anna Agates e il fratello minore Massimo, oltre alla distruzione completa di tre alberghi, una cinquantina di case d’abitazione, sei capannoni, otto ponti e altri nove edifici gravemente danneggiati.

Tratto da: “APRIRÒ ANCHE NEL DESERTO UNA STRADA” di Stefano Lesti (Edizioni Albatros 2020).

Il 21 luglio venni a sapere per caso che Alessandro Gioscia, il mio vecchio amico delle elementari ad Ostia, era morto nella tragedia in Val di Stava travolto da una valanga di fango e pietre.

Era il giorno della mia partenza per Colle di Nocera Umbra e sfogliando Il Messaggero leggo sgomento le notizie sulla valanga e tra le vittime riconosco il suo nome, quello della mamma e del fratello minore.

Alessandro Gioscia, con il quale da ragazzino competevo nella classifica dei più belli della classe, non c’era più. Era stato seppellito vivo.

IN MEMORIA DI ALESSANDRO GIOSCIA E DELLE 268 VITTIME