IL BANCO DEI PEGNI DI VIA BOTERO A TORINO. PRIMA PARTE – DI GABRIELLA CANFAROTTA

Siamo in via Botero, nel cuore storico del capoluogo piemontese, città che negli anni Sessanta ha  rappresentato la svolta per tanti migranti in cerca di lavoro; la città del capitalismo industriale, della lotta degli operai e del colosso FIAT. 

Sono le sette e trenta del mattino e la fila della gente  in attesa è già parecchio lunga. Si attende l’apertura del cancello, quello del palazzo del “Banco dei Pegni”, fino a qualche mese fa gestito dal gruppo storico del banco SAN PAOLO e adesso acquistato dal gruppo finanziario “Banca Sistema”, operante nel mercato del credito su pegno.

“Attività che genera utile”, altrimenti non si spiegherebbero i trentaquattro milioni di euro versati per l’acquisizione. Pare infatti che i crediti delle varie filiali acquisite, con esattezza sei, in varie regioni italiane, ammontano a circa sessanta milioni. 

Il credito su pegno crea affari con un alto margine di profitto e un basso assorbimento di capitale, costituito dai beni prevalentemente in oro. 

L’acquisizione, avvenuta con il “San Paolo” sigla per Banca Sistema una valida strategia di crescita capace  di aver colto l’opportunità del mercato.

Dunque “strategia “finanziaria” e “opportunità” di mercato!  

Mi chiedo quali siano? E fornite da chi?

Quelle create dagli sfortunati in una coda estenuante iniziata già all’alba? La casalinga che ha perso il marito con il covid e ha dovuto chiedere i soldi in prestito ai parenti per l’acquisto della bara?

La donna, ancora sofferente per il lutto, racconta che solo impegnando i pochi ricordi in possesso potrà finalmente restituire il denaro avuto in prestito dagli amici, quelli che come lei conducono una vita grama, di enormi sacrifici, e non avendo figli da crescere, sono stati in grado di aiutarla, poiché ne comprendono la miseria.

Quelle forse del giovane operaio; nonostante le rinunce, non riesce proprio ad arrivare a fine mese e la cassa integrazione, fra l’altro ricevuta con notevole ritardo, non gli ha permesso di pagare l’affitto e adesso gli arretrati sono parecchi e pure pretesi dal proprietario?

Adesso lui, come tantissimi altri, deve impegnare l’anello di fidanzamento che aveva regalato alla moglie qualche anno prima, oltre al bracciale e la catenina d’oro da cui non si separava mai.

Quella della signora dai capelli argento e dal volto segnato da una vita non facile? Consapevole della lunga attesa, la poveretta si è organizzata con uno sgabello pieghevole e aspetta seduta il turno dalle otto del mattino, sotto lo sguardo attento della premurosa vicina di casa, lì ad attendere con lei. Deve ritirare i ricordi di famiglia: quella che non ha più.

Le polizze sono ormai scadute e andranno all’asta a fine settembre. È preoccupata di non riuscire ad averli in tempo per via della lunga coda giornaliera. Dopo tutti i sacrifici sostenuti per mettere da parte il denaro necessario al riscatto, deve riaverli e dunque donarli alla nipote come unica eredità.

CONTINUA

(Immagine: torinofan.it)