IL BANCO DEI PEGNI DI VIA BOTERO A TORINO. SECONDA PARTE – DI GABRIELLA CANFAROTTA

Continua dalla prima parte – Una bella signora dall’accento brasiliano, commenta ad alta voce l’ingiustizia sociale in cui è affondato il Paese. Attratta dalla cultura italiana, aveva scelto di vivere in Italia più di trent’anni fa e non avrebbe mai pensato di abbandonarla fino a quel momento, ritenendola invivibile.

Ammette addirittura di stare meglio nelle favelas brasiliane: “almeno lì si è liberi” -commenta triste-. Vuole riscattare i ricordi precedentemente impegnati e andare via dall’Italia per sempre. La figlia è già partita da qualche anno e non ha alcun rimpianto.

Una donna fine e curata nell’aspetto, nasconde l’imbarazzo di essere lì e attraverso gli occhiali scuri e la protezione della mascherina, spera di non essere riconosciuta. È agitata e cerca un appiglio per appoggiarsi. Mi avvicino e le chiedo se ha bisogno di qualcosa.

“Un’altra vita!” -risponde- “E un altro Paese in cui vivere e un’altra storia da raccontare soprattutto alla mia età.”

Scosto la mascherina e le sorrido. Commossa dal mio sguardo, si lascia andare allo sfogo. Racconta a monosillabi che è lì per vendere i ricordi di un passato definito migliore del presente.

Fino a qualche mese prima ha gestito la sua agenzia viaggi con due impiegate, costretta adesso alla chiusura per via dei molti debiti accumulati e impossibilitata a onorarli dopo aver svuotato la cassa per la restituzione ai clienti degli acconti di un intero anno di lavoro, sfumato nei guadagni a causa delle disdette per il covid.

Le finanziarie le hanno tolto il sonno mentre il sistema burocratico italiano le stava togliendo anche la vita. Notevolmente scossa, rivolge l’augurio alla figlia per trovare la forza che lei non ha avuto, ossia, scappare da questo Paese, poiché anche la lotta dei coraggiosi gli pone innanzi veti insormontabili.

Un signore di mezza età, parecchio stanco, inizia la sua protesta a voce alta. Lamenta il lento defluire delle code ed è preoccupato di non riuscire a rinnovare in tempo i pochi ricordi della moglie impegnati per pagare la rata universitaria del figlio: “La nostra unica speranza di riscatto”, dice a occhi bassi per celare sentimenti misti tra vergogna e rassegnazione.

Due giovani ragazzi, all’entrata dell’Istituto, composti nei loro abiti scuri, hanno la mansione di ‘controllori del traffico’. Rinnovano gli appuntamenti e assistono quotidianamente alle proteste e alla disperazione della gente.

È poco più di mezzogiorno, la coda è aumentata a dismisura a scapito delle persone senza appuntamento richiesto e dunque con scarsa probabilità di essere ‘servite’ quello stesso giorno. 

Una signora appena fuori dagli uffici racconta a voce alta cosa accade dentro: “Sono lenti!”

E dice di aver visto operativi solo due impiegati e un cassiere. Così continuando, qualcuno attenderà inutilmente e dovrà rinunciare al ritiro dei pegni con un aumento della rata da versare per il posticipo!

La coda si agita e si scompone, diventa calca e crea assembramento davanti agli uscieri che ammoniscono di stare oltre il confine segnato, esortando all’uso richiesto della mascherina. 

La gente è stanca e avvilita nei volti. Qualcuno fuma nervosamente, altri parlano al telefono per comunicare di non aver risolto ancora, nonostante l’appuntamento fissato ma ormai sforato da ore. 

Una signora respinge con dignità la lacrima che solca il suo viso. Si gira dall’altra parte della strada ma la scena non sfugge agli occhi di alcuni presenti. Dice desolata di essere stanca e di non poter più chiedere permessi al datore di lavoro.

Non ha alcun appuntamento; non è riuscita a fissarlo nonostante aver trascorso intere ore al telefono in attesa di parlare con gli addetti di “Pronto Pegno”, la società che da due mesi gestisce l’istituto per Banca Sistema al posto del gruppo San Paolo.

È disperata, deve necessariamente rientrare a casa con i soldi che riceverà dagli oggetti che sarà costretta a dare in pegno, anche se per pochi euro.  Le hanno staccato la luce e il gas, poiché morosa da mesi. 

La calca protesta e arrivano le forze dell’ordine chiamate dalla sicurezza.

CONTINUA 

(IMMAGINE: TORINOFAN.IT)