IL BANCO DEI PEGNI DI VIA BOTERO A TORINO. TERZA PARTE – DI GABRIELLA CANFAROTTA

CONTINUA DALLA SECONDA PARTE – Una donna urla, sfatta da ore di attesa in piedi, arriva da fuori città e non può perdere il treno per fare rientro. Ha una figlia disabile ad attendere da sola in casa.

La folla incita i poliziotti a fare intervenire il direttore affinché solleciti gli impiegati a essere più celeri e lui arriva. 

Serafico nel suo ruolo, spiega con parole spicciole che le pratiche da rinnovare hanno un iter burocratico più lungo a causa del cambio della gestione e pertanto nessuno sarà ricevuto se sfornito dell’appuntamento richiesto.

Un signore parecchio teso, esclama di averlo appena avuto ma da lì a sei mesi, mentre le polizze da riscattare, sarebbero in scadenza a breve: “che fare dunque?” Chiede preoccupato di non rivedere più i cari ricordi.  

Il direttore ridacchia e assicura tutti che nessuna polizza sarà venduta prima del posticipo fissato. “E se non arrivo a ritirarli perché muoio prima di covid?” Esclama l’uomo! 

I poliziotti aiutano i ragazzi della sicurezza a ripristinare l’ordine e a un certo punto arriva anche l’ambulanza chiamata dal direttore stesso a causa del malessere di un signore anziano all’interno dell’ufficio, impossibilitato a sedersi per via della precauzioni imposte per il virus.

La situazione è sempre più caotica.

Fra la folla si fa spazio una donna, dice agli uscieri che deve entrare anche se sprovvista di appuntamento perché così le hanno detto al telefono. La folla si agita e scatena contro la nuova arrivata ogni sorta di frasi.

L’addetto alla sicurezza dice che non è possibile e allora la signora orgogliosa, estrae dalla borsetta la ricevuta del bonifico effettuato in banca e lo sventola sul volto dell’addetto.

A quel punto il ragazzo si scusa e si sposta per fare entrare la donna.

“Com’è possibile che sia entrata senza appuntamento?” Urla qualcuno esasperato! 

“Evidentemente la cliente deve ritirare pegni per oltre duemila euro e tale cifra è possibile pagarla solo attraverso un bonifico bancario, dunque ha la priorità di entrata”. Spiega uno dei tre addetti della sicurezza. 

“Anche fra i disgraziati ci stanno le differenze!”, commenta una voce maschile.

Sono le quindici e la coda si è leggermente smussata, molti hanno abbandonato rassegnati, altri hanno concordato un nuovo appuntamento, il resto resiste e aspetta.

Rimango con il mio taccuino in mano a osservare. Il cielo perde  di colpo la solarità del mattino e si offusca. 

È una strana estate quella del 2020, proprio come l’anno: “…discutibile e indimenticabile da far passare” 

Una folata di vento improvviso avverte un calo repentino della temperatura, il cielo si oscura all’istante e qualcuno pronostica l’arrivo di una “bomba d’acqua”. 

La signora seduta sulla seggiola pieghevole cede alla paura e abbandona il posto. Qualche attimo dopo comincia una pioggerellina che in poco tempo incalza in un temporale estivo, poi di colpo il diluvio.

Le sirene degli allarmi suonano all’impazzata e per le strade la gente fugge dalla viuzza in cerca di riparo. Gli addetti alla sicurezza barrano  il cancello, gli uffici sono in fase di chiusura.

Ho trascorso la giornata a leggere nei volti della lunga coda le espressioni della disperazione, seppur nascosta dalla dignità del sacrificio, delle rinunce e forse anche dalla solitudine di ognuno. Ho ascoltato la storia di alcuni  tristi vissuti di commenti carichi ancora di speranza e spasmodica ricerca di ottimismo e coraggio.

Gente normale … cosiddetta “comune” che vive nell’illusione della giustizia e della parità dei diritti, persone umili e sfortunate che a loro insaputa “…creano le opportunità di mercato!” FINE (?). G.CAN