LA STORIA MODERNA DI OSTIA E IL LITORALE ROMANO (1948/2014)

Di Stefano Lesti


TRATTO DA “OSTIUM E PORTUS DALLE ORIGINI ANTICHE ALL’ETÀ MODERNA” SAGGIO DI STEFANO LESTI, PREFAZIONE DI GIANNI MARITATI. PUBBLICATO DA INTERNATIONAL MULTISPORTS FOUNDATION (NOVEMBRE 2019)

Il territorio e Ostia negli anni sessanta e settanta

Nel dopoguerra su Ostia cadde di nuovo l’oblio divenuto rapido, inesorabile e progressivo fino agli anni sessanta. Fino ad allora la città razionalista del benessere e del bel vivere giacque dimenticata e abbandonata ai suoi guai e alla sopravvenuta povertà. Così quello che era stato in passato un esempio di sano sviluppo urbanistico, unitamente ai suoi tesori da poco tempo emersi dalle paludi e dai pesi del tempo, rimase ancora una volta nel dimenticatoio e abbandonato all’incuria, al disinteresse e al degrado. Ostia divenne suo malgrado vittima dell’abusivismo edilizio e diverse borgate e sotto borgate proletarie sorsero spontaneamente con baraccopoli presenti in più parti del territorio. Tuttavia un vento nuovo derivante dal boom economico di fine anni cinquanta e dei primi anni del sessanta avrebbe contribuito a una nuova rinascita e pur con i suoi contrasti e paradossi la città conobbe un nuovo periodo di prosperità.

Grazie alla cinematografia e alla vicinanza con il centro politico nazionale della capitale e dell’aeroporto internazionale di Fiumicino ci fu chi cominciò a investire o a reinvestire nelle attività economiche. Fino agli anni sessanta e settanta la crescita di Ostia Lido fu esponenziale e resta tuttora è inarrestata, sia  essa urbanistica che residenziale, ma fino ad allora, era stata spontanea e priva di criteri. Negli anni sessanta Ostia tornò alla ribalta grazie alla presenza sopratutto durante il periodo estivo dei vip dell’epoca, capi di Stato e di governi nazionali e internazionali,  attrici e attori famosi, registi e cantanti in voga in quel periodo ma sopratutto per merito delle Olimpiadi di Roma del 1960. Pian piano le borgate si allargarono ma insieme alle case popolari arrivarono anche i dollari delle compagnie aeree di tutto il mondo che avevano necessità di trovare alloggi di qualità e alberghi di classe per i propri dipendenti. Furono così realizzate palazzine moderne e migliorata la condizione urbanistica del territorio anche tramite lo strumento tecnico del Piano regolatore generale di Roma del 1961. Il territorio iniziò ad essere abitato oltre che da pescatori e da operai edili, imprenditori e commercianti, anche contestualmente da lavoratori e pendolari con le proprie famiglie provenienti da fuori, ma sopratutto dai disperati e dai profughi di guerra che da Roma furono mandati a vivere nelle periferie più estreme della capitale, Ostia in primis.

Lo sviluppo Ostia e tutto il territorio di competenza amministrativa iniziò a essere pianificato e si cominciò a realizzare anche opere di urbanizzazione mancanti laddove fino ad allora non erano ancora state compiute. Da quegli anni in poi Ostia e sopratutto i quartieri dell’entroterra crebbero e si svilupparono ancora, ma ancor di più in maniera eterogenea e con contrasti sociali aggravati dalla volontà della classe politica capitolina. Il degrado generale della città tocco il culmine nel 1975, a seguito dell’efferato omicidio di Pier Paolo Pasolini. Per meglio rendersi conto della condizione economica e sociale di Roma e sul litorale in quegli anni è sufficiente accennare a una breve filmografia densa di immagini perentorie e significative, citando ad esempio alcuni film ambientati anche in parte o interamente a Ostia tra cui: “Amore tossico”, di Claudio Caligari, girato in loco nel 1983; “Brutti sporchi e cattivi”, di Ettore Scola, nel 1976, dove restano nella memoria le immagini del tragico pranzo patito da Nino Manfredi nella scena del ristorante sulla spiaggia di Fiumicino;  “Accattone”, di Pier Paolo Pasolini, del 1961, in cui è descritta con passione e sofferenza una periferia romana simile a quella medesima atmosfera che si è vissuta a Ostia fino alla seconda metà degli anni ottanta, e “Casotto”, girato nell’anno 1977, dal regista Sergio Citti, che a Ostia risiedeva e ivi morì nel 2004. 

1980, nascita delle circoscrizioni comunali a Roma

Con gli anni ottanta vi fu un primo tentativo di autonomia locale politico amministrativa e a tale intento vennero istituite dal comune di Roma le prime forme di autonomia locale chiamate “circoscrizioni” e rese operative e funzionali per decentrare poteri e uffici pubblici per modernizzare la capitale d’Italia. Per altri dieci, quindici anni, non accadde nulla fuorché cementificazioni, depredazione dell’ambiente e della natura, l’occupazione di spazi pubblici e residenze private sia appena edificate che in via di costruzione, oltre a poche opere di urbanizzazione che insieme all’abusivismo edilizio frutto delle speculazioni hanno costituito quello che a tutt’oggi chiamiamo dissesto idrogeologico.

Infatti fin dagli anni settanta la corruzione dilagante aveva causato i danni maggiori. L’agglomerato urbano, sociale e civile si era ormai sviluppato ed era ben consolidato ma ancora colpevolmente privo di possibilità, di posti di lavoro che non fossero per pendolari, ma anche di scuole, di spazi di aggregazione e di uffici pubblici, di piazze e di giardini curati, privi come si era di un vero spirito di comunità e identità che da soli avrebbero potuto scalfire il disinteresse, il degrado e tutto il resto che negli anni ha portato la situazione generale al limite dell’indecenza. Fu così il territorio vide ancora una volta una crescita interrotta.

1991/1992/1993, “Tangentopoli” e “Il caso Ostia”

Tra le altre carenze fino all’inizio degli anni novanta, di opere di urbanizzazione primaria e secondaria effettivamente compiute e realizzate se ne potevano contare ancora poche e l’abusivismo edilizio, unitamente al degrado politico sociale e urbano si erano estesi a macchia d’olio sul territorio, raggiungendo e superando ogni limite e tutto ciò contribuì a ostacolare e indebolire ogni speranza e fiducia da parte dei residenti. Almeno fino a quando un virgulto rappresentato da un rinnovato vigore politico e amministrativo per merito degli effetti delle denunce di Piero Morelli, un piccolo imprenditore locale proprietario di una panetteria da generazioni, “stanco -così come ha scritto il giornalista Alessandro Fulloni nel suo libro-inchiesta: ‘Il caso Ostia’- di essere vessato da anni da amministratori e dirigenti di uffici e organismi pubblici corrotti”. Fu infatti proprio grazie al coraggio di Morelli che si posero le basi per una rivoluzione pacifica e democratica che avrebbe aperto le strade verso un nuovo futuro se questo buon cammino non fosse stato interrotto qualche anno dopo nel 2000 con la morte prematura per un male incurabile del giovane presidente del decimo municipio allora in carica, Massimo Di Somma. 


2001, istituzione delle “Aree Metropolitane”

Fino all’istituzione dei municipi l’amministrazione locale di Ostia e dei territori di propria competenza non godevano né di autonomia patrimoniale né tantomeno decisionale. La nascita dei municipi di Roma fu sancita dalla delibera del consiglio comunale di Roma, numero 21 del 18 gennaio 2001 e dalle modifiche successive sulla istituzione dell'”Area Metropolitana di Roma”, al termine di un lungo percorso politico, burocratico e amministrativo iniziato nel 1995. La nuova delibera sul decentramento amministrativo della Capitale d’Italia favorì l’attribuzione di nuovi poteri e competenze al municipio e portò il Campidoglio più volte a modificare i regolamenti e i dispositivi in senso migliorativo nel corso degli anni, cosa che continua, seppur a rilento e con scarso interesse istituzionale, a tutt’oggi, se non per merito dell’impegno e sacrificio da parte di associazioni e di privati volontari, che ad esempio hanno presentato motu proprio la proposta di indire una petizione popolare promossa da parte del Comitato promotore per l’istituzione del Parco archeologico di Ostia Antica, Portus e i Porti Imperiali di Claudio e Traiano. Parco archeologico che è stato istituito nel 2016. 

21 febbraio 2004, Sant’Agostino patrono di Ostia e del decimo municipio di Roma 

Risale al 21 febbraio 2004 il Decreto della Santa Sede con cui Sant’Agostino viene proclamato Patrono di Ostia e del municipio dalla Chiesa di Roma per volontà espressa dal pontefice Giovanni Paolo Secondo nel documento a firma di S.E. Card. Franciscus Arinze, Prefetto della Congregazione del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti:

“SANCUTM AGUSTINUM, EPISCOPUM ET ECCLESIAE DOCTOREM, PATRONUM APUD CIVITATIS OSTIENSIS”.

Sant’Agostino nacque a Tagaste nella Numidia, l’attuale Algeria, il 13 novembre del 354 e, dopo la conversione al cristianesimo, fu battezzato a Milano dal vescovo di Milano Ambrogio. Ritornato in Africa, condusse una vita ascetica e fu nominato vescovo di Ippona. Durante il suo ministero scrisse numerosi testi attraverso i quali contribuì alla ricerca della spiegazione della fede contro gli errori dottrinali del suo tempo. Agostino morì durante l’assedio di Ippona da parte dei Vandali. E’ considerato uno dei principali dottori della chiesa di Roma, è il patrono di coloro che ricercano Dio e appare frequentemente nell’iconografia con il cuore ardente di amore per l’Altissimo.

Tra le sue opere più note: Le Confessioni, I Soliloqui e il Commento alla prima lettera di San Giovanni. Ne: “Le confessioni” di sant’Agostino il filosofo ha attribuito a Ostia tiberina il luogo dell’estasi mistica vissuta in una della case che ospitava santa Monica e sant’Agostino tra un viaggio e l’altro. Del valore di questa particolare circostanza si ebbe occasione di riflettere nel marzo del 2003 quando, insediandosi nella sede cardinalizia di Ostia Antica, S.E. Rev.ma Cardinale Joseph Ratzinger, successivamente salito al “soglio di Pietro” con nome di Papa Benedetto XVI, sottolineò il significato della esperienza del Santo anche in relazione alla riscoperta della identità culturale e religiosa del territorio. Lo stretto legame che unisce la figura del santo con Ostia è una forte radice identitaria per la città. Ad affermarlo Monsignor Giovanni Falbo, allora parroco in Santa Monica di Ostia, studioso del Vescovo di Ippona e della storia della Chiesa, oltre che celebre autore di saggi e testi di teologia, che nell’introduzione di un libro istituzionale promosso e realizzato nel 2004 dal municipio Roma X in occasione della prima celebrazione patronale scrive: 

La città di Ostia ha ospitato oltre sedici secoli or sono due grandi santi della Chiesa di Roma: Agostino, il più grande Padre della Chiesa, maestro e dottore, che con il suo pensiero ha segnato la cultura mondiale di tutti i tempi; e Monica, donna forte e dolcissima ad un tempo che, come madre e maestra, con l’aiuto della grazia divina, ha plasmato e poi donato alla Chiesa un genio come Agostino. Ostia non solo ha offerto il soggiorno a questi due grandi santi ma è stata teatro dove Agostino, ormai battezzato, in attesa di imbarcarsi per la sua Africa, era algerino, ha elaborato il suo progetto di vita cristiana, il suo servizio a quel Cristo, a quel mediatore che intendeva abbracciare per raggiungere la verità

STEFANO LESTI

NELLA FOTO DI CRISTIANO LOLLOBRIGIDA: GIANNI MARITATI E STEFANO LESTI ALLA PRESENTAZIONE DEL SAGGIO DURANTE LA FESTA DEL LIBRO DI OSTIA DEL NOVEMBRE 2019