L’Infernetto piange Mattia – Travolto da un’auto pirata, le ultime parole alla mamma prima di uscire: “Ti amo, lo sai”

E’ una sera d’estate come tante altre, quando tuo figlio ti dice:”Mamma vado a cena con gli amici, torno presto”, tu lo ascolti felice per lui, per quell’indipendenza che si sta creando da giovane uomo, per quell’estate che gli si prospetta davanti, per la vita che si sta costruendo. “Stai attento, non fare tardi”, ogni mamma avrà raccomandato questo al proprio figlio. Quante volte … quante sere … quante raccomandazioni … perché anche il figlio più educato e prudente può trovare sul proprio cammino uno scapestrato che ha bevuto un bicchiere di troppo, un attaccabrighe, un’irresponsabile che si mette alla guida premendo troppo sul pedale dell’acceleratore.

E poi quei timori si avverano, quegli incubi divengono reali, quelle ansie ingiustificate si concretizzano … in una notte di inizio estate tuo figlio incontra quel Fato crudele che lo travolge, che spegne la sua giovane e innocente vita, in un istante preciso, esattamente in quel metro di strada, i sogni di Mattia si spengono per sempre. Ogni progetto, ogni pensiero, ogni desiderio si è fermato in quella sera, in quel momento atroce, su una strada di periferia, a soli 14 anni quell’angelo è volato in cileo. Tra le urla disperate degli amici, tra la braccia dei genitori, stretto al cuore della mamma che lo ha implorato fino all’ultimo:”Resta con me …”, ma Mattia non ha potuto fermare il suo volo poiché il Signore aveva per lui nuovi progetti e già lo teneva per mano. Così lo vogliamo immaginare, mano per mano al Signore, circondato da angeli innocenti come lui, solo in questo modo i nostri occhi tentano di respingere le lacrime, solo così possiamo sopportare un dolore tanto lacerante, Mattia è nostro figlio, è il figlio di ognuno di noi, è quel bravo ragazzo che esce la sera a prendere il gelato, a mangiare la pizza con gli amici, che sorride e gioisce per la promozione e già pensa alle vacanze. Stiamo male anche solo pensando alla storia di questa famiglia violata, non riusciamo a fermare le lacrime anche solo calandoci mentalmente in quella così atroce realtà, non possiamo neppure immaginare cosa stiano provando quei genitori, quell’intero nucleo familiare.

Mattia non è semplicemente una vittima della strada e basta, non è sufficiente liquidare una tragedia come questa in tal modo. Mattia passeggiava in Via Francesco Cilea, ben nota a tutti gli abitanti per la pericolosità, una strada in cui quotidianamente si svolgono vere e proprie corse automobilistiche pur trovandosi in pieno centro abitato, con un plesso scolastico che ospita asilo, scuola elementare e medie, l’Istituto Francesco Cilea, appunto. Sono anni che i nostri figli attraversano su strisce pedonali inesistenti, mettendo a rischio le loro vite, anche la mattina per andare a scuola, figuriamoci la sera, quando l’illuminazione non è buona, quando c’è meno traffico e quindi gli automobilisti tendono a correre ancora di più. Non ci sono dossi che attenuano le corse, non ci sono segnali lampeggianti che indicano gli attraversamenti pedonali, non ci sono neppure cartelli che mostrano l’arrivo presso una scuola, eppure centinaia di bambini e ragazzi ogni giorno transitano su questa strada, ogni sera passeggiano lungo questa via.

Sono gli stessi ragazzi per cui da anni ci battiamo per ottenere un liceo che possa ospitarli, senza doverli costringerli ad andare all’eur o ad ostia. Sono i nostri figli senza voce e senza diritti che affidiamo alle preghiere di Dio ogni mattina al nostro risveglio ed ogni sera prima di andare a dormire. All’infernetto ci sono tantissimi bambini, tantissimi teenager, il nostro è un quartiere giovane con tante famiglie, basta andare la domenica ai Parchi della Colombo per vederli correre e divertirsi sulle altalene, sugli scivoli, con un pallone tra i piedi o in bicicletta, è il luogo dove crescono, dove anche Mattia è cresciuto, ha gioito, ha trascorso i suoi pomeriggi. E’ un quartiere che non meritava di vivere questa tragedia, è una periferia come tante altre dimenticata e abbandonata dove però c’è uno spirito fiero e orgoglioso che questa volta non lascerà correre, perché spetterà a noi, a tutti noi, batterci affinchè quanto accaduto non si verifichi ancora, ognuno di noi la smetta di correre a Via Cilea, e su tutte le strade in cui sappiamo bene che i nostri figli passeggiano e vanno in bicicletta, diamo il buon esempio ed educhiamo i nostri figli a fare altrettanto affinchè un domani, quando saranno alla guida, non commettano mai l’errore di avvicinarsi alle strisce pedonali ad alta velocità.

Non accontentiamoci più delle chiacchiere del Municipio dove le nostre proteste suonano come una canzone alla radio, che passa e va via, perdendosi tra le altre, non ci hanno mai ascoltato e continueranno a non ascoltare pertanto alziamo la voce, denunciamo con più forza, agiamo con maggiore impulso. Nel nome di questo figlio che ci è stato strappato via non indietreggiamo, mamme e papà, nonni, zii e zie, cugini, cognati, amici, battiamoci per ciò che ci spetta di diritto: sicurezza , legalità e rispetto. Pretendiamo il nostro liceo all’infernetto ed intitoliamolo a Mattia Roperto affinché nessuno dimentichi. Cambiamo il futuro nel nome del passato, con tenacia, senza perdere un centimetro, lottando e sostenendoci l’un l’altro nel nome dei nostri figli, nel nome di Mattia, perché da questo quartiere di Roma possa nascere una nuova fiamma, non di speranza ma di cambiamento. Insieme.